Da quanti licenziamenti si parla di licenziamento collettivo?
Si parla di licenziamento collettivo quando il datore di lavoro dà disdette entro un periodo di 30 giorni, per motivi non inerenti alla persona del lavoratore, e si raggiunge una delle soglie legali: almeno pari a 10, almeno pari al 10 per cento, oppure almeno pari a 30, secondo la dimensione dello stabilimento.
Il licenziamento collettivo è definito in base a più condizioni cumulative. Le disdette devono essere date in un’azienda dal datore di lavoro entro un periodo di 30 giorni e devono dipendere da motivi non inerenti alla persona del lavoratore. Solo se queste condizioni sono presenti si guarda poi al numero dei licenziamenti effettuati per verificare se la soglia legale è raggiunta.[1]
- negli stabilimenti che occupano abitualmente più di 20 e meno di 100 lavoratori: almeno pari a 10;
- negli stabilimenti che occupano abitualmente almeno 100 e meno di 300 lavoratori: almeno pari al 10 per cento del numero dei lavoratori;
- negli stabilimenti che occupano abitualmente almeno 300 lavoratori: almeno pari a 30.
Per applicare correttamente la regola occorre quindi verificare soprattutto tre elementi: il numero di lavoratori che lo stabilimento occupa abitualmente, il fatto che le disdette siano concentrate entro un periodo di 30 giorni e la ragione dei licenziamenti, che non deve essere inerente alla persona del lavoratore. La soglia non è unica per tutti i casi, ma cambia secondo la fascia dimensionale dello stabilimento.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]