Il datore di lavoro deve rimborsare le spese professionali dei dipendenti?
Sì. Il datore di lavoro deve rimborsare tutte le spese rese necessarie dall’esecuzione del lavoro e, se il lavoratore è occupato fuori del luogo di lavoro, anche le spese di sussistenza. Un’indennità fissa è ammessa solo se concordata o prevista nelle forme indicate e se copre tutte le spese necessarie; ogni accordo che trasferisca tali spese al lavoratore è nullo.
La regola di base è che il datore di lavoro deve rimborsare al lavoratore tutte le spese rese necessarie dall’esecuzione del lavoro. Inoltre, se il lavoratore è occupato fuori del luogo di lavoro, devono essere rimborsate anche le spese di sussistenza. Occorre quindi verificare se il costo deriva realmente dall’attività lavorativa e se, nel caso concreto, il lavoro è svolto fuori del luogo di lavoro, perché in tale situazione la norma estende espressamente il rimborso anche alla sussistenza.[1]
Il rimborso può essere organizzato anche in forma d’indennità fissa, come diarie o indennità complessive settimanali o mensili, ma solo mediante accordo scritto, contratto normale o contratto collettivo. Questa soluzione è valida soltanto a condizione che l’indennità copra tutte le spese necessarie. Va quindi controllato sia il fondamento formale dell’indennità sia il suo contenuto concreto: se l’importo non copre integralmente le spese necessarie, la condizione posta dalla norma non è rispettata.[1]
Non è invece ammesso pattuire che il lavoratore sopporti interamente o in parte le spese necessarie: un simile accordo è nullo. In pratica, bisogna verificare se eventuali clausole contrattuali, regolamenti o prassi aziendali finiscono per addossare al lavoratore costi necessari per l’esecuzione del lavoro, perché la norma esclude espressamente questa possibilità anche solo in parte.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni successiva modifica.[1]