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Cosa rischia il datore di lavoro in caso di molestie sessuali sul lavoro?

In caso di discriminazione mediante molestia sessuale, il tribunale o l’autorità amministrativa può condannare il datore di lavoro a versare un’indennità al lavoratore. Questa conseguenza può essere evitata solo se il datore di lavoro prova di avere adottato tutte le precauzioni richieste dall’esperienza, adeguate alle circostanze e ragionevolmente esigibili per prevenire o far cessare tali comportamenti.

La LPar prevede rimedi specifici in caso di discriminazione. In generale, la persona interessata può chiedere di proibire o far omettere una discriminazione imminente, di far cessare una discriminazione attuale, di accertare una discriminazione che continua a produrre effetti molesti e di ordinare il pagamento del salario dovuto. Quando la discriminazione consiste in molestie sessuali, il rischio specifico per il datore di lavoro è che il tribunale o l’autorità amministrativa lo condanni e assegni al lavoratore un’indennità. Occorre quindi verificare se i fatti rientrano nella nozione di discriminazione mediante molestia sessuale e quale autorità sia competente nel caso concreto.[1]

Per le molestie sessuali, il datore di lavoro può evitare la condanna all’indennità solo se prova di aver adottato tutte le precauzioni richieste dall’esperienza e adeguate alle circostanze, che ragionevolmente si potevano pretendere da lui per evitare simili comportamenti o porvi fine. La legge indica anche il limite massimo dell’indennità: non eccede l’equivalente di sei mesi di salario. Inoltre, sono espressamente salve altre pretese, cioè il risarcimento del danno, la riparazione morale e le pretese contrattuali più estese. In pratica, va quindi controllato non solo il possibile importo dell’indennità secondo la LPar, ma anche se possano essere fatte valere ulteriori pretese su altre basi previste dalla legge o dal contratto.[1]

Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni successiva modifica.[1]

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