A quali condizioni un dipendente ha diritto a un’indennità di partenza?
Il datore di lavoro deve pagare un’indennità di partenza quando il rapporto di lavoro cessa e il lavoratore ha almeno 50 anni di età e 20 o più anni di servizio. Se il lavoratore muore durante il rapporto di lavoro, l’indennità deve essere pagata ai beneficiari indicati dalla legge.
Il Codice delle obbligazioni prevede un diritto all’indennità di partenza quando sono riunite insieme tre condizioni: il rapporto di lavoro cessa, il lavoratore ha almeno 50 anni di età e ha maturato 20 o più anni di servizio. In questa situazione il datore di lavoro deve pagare al lavoratore un’indennità di partenza. Per verificare se il diritto esiste, occorre quindi controllare in concreto l’età del lavoratore al momento della cessazione del rapporto e la durata del servizio presso il datore di lavoro, oltre al fatto che il rapporto sia effettivamente cessato.[1]
La legge disciplina anche il caso in cui il lavoratore muore durante il rapporto di lavoro. In tal caso, l’indennità deve essere pagata al coniuge superstite, al partner registrato superstite o ai figli minorenni. Se questi eredi mancano, l’indennità deve essere pagata alle altre persone verso le quali il lavoratore adempiva un obbligo di assistenza. Per stabilire a chi spetta il pagamento, occorre quindi verificare se il decesso è avvenuto durante il rapporto di lavoro e quali persone rientrano nelle categorie indicate dalla legge.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]