Entro quando correggere gli errori IVA scoperti con la chiusura dei conti annuali?
Se, preparando i conti annuali, emergono lacune nei rendiconti IVA, la correzione va fatta al più tardi nel rendiconto del periodo in cui cade il 180° giorno dalla fine dell’esercizio contabile interessato. Per lacune di periodi precedenti, la correzione successiva resta dovuta finché i crediti fiscali non sono passati in giudicato o prescritti.
Quando le lacune nei rendiconti fiscali vengono constatate nell’ambito dell’allestimento dei conti annuali, la regola è precisa: devono essere corrette al più tardi nel rendiconto allestito per il periodo in cui cade il 180° giorno dalla fine dell’esercizio contabile in questione. Il termine quindi non è descritto come una semplice correzione immediata, ma come un obbligo da adempiere entro quel rendiconto specifico. Occorre verificare con attenzione a quale esercizio contabile si riferisce l’errore e in quale periodo cade il 180° giorno dalla sua fine, perché è quel rendiconto a fare da limite temporale per la rettifica.[1]
La legge prevede inoltre un obbligo di correzione successiva anche per lacune constatate in rendiconti di periodi fiscali precedenti. Questo obbligo continua però solo finché i crediti fiscali di quei periodi non siano passati in giudicato o prescritti. Le correzioni successive devono essere effettuate nella forma prescritta dall’AFC. Se gli errori sono sistematici e difficili da determinare, l’AFC può accordare facilitazioni ai sensi dell’articolo 80. In pratica, prima di procedere conviene verificare almeno tre aspetti: quali periodi fiscali sono toccati, se i relativi crediti fiscali sono ancora correggibili e quale forma richiede l’AFC per presentare la correzione.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]