Come rimborsare un dipendente che usa l’auto privata per lavoro?
Se il lavoratore usa, d’intesa con il datore di lavoro, un veicolo a motore proprio per il lavoro, ha diritto al rimborso delle spese correnti d’esercizio e di manutenzione nella misura in cui il veicolo è adoperato per il lavoro. Se mette a disposizione un veicolo proprio, vanno inoltre rimborsati tasse pubbliche sul veicolo, premi dell’assicurazione per la responsabilità civile e un’equa indennità per l’usura, sempre nella misura dell’uso per il lavoro.
La regola di base è che il rimborso presuppone un uso del veicolo a motore per il lavoro concordato con il datore di lavoro. Quando il lavoratore, d’intesa con il datore di lavoro, si serve per il suo lavoro di un veicolo a motore proprio o messo a sua disposizione dal datore di lavoro, ha diritto al rimborso delle spese correnti d’esercizio e di manutenzione. Il testo limita però il rimborso alla misura in cui il veicolo è adoperato per il lavoro: quindi il punto da verificare con attenzione è quali utilizzi rientrano effettivamente nell’attività lavorativa e in quale misura, perché il diritto al rimborso è collegato proprio a questa quota di impiego professionale.[1]
Se il lavoratore mette a disposizione un veicolo a motore proprio, il rimborso non si ferma alle sole spese correnti d’esercizio e di manutenzione. In questo caso devono essere inoltre rimborsati le tasse pubbliche sul veicolo, i premi dell’assicurazione per la responsabilità civile e un’equa indennità per l’usura del veicolo, ancora una volta nella misura in cui questo è adoperato per il lavoro. In pratica, il passaggio da controllare è duplice: che vi sia l’intesa con il datore di lavoro e che il veicolo sia davvero messo a disposizione per l’attività lavorativa, perché da questi elementi dipende l’estensione delle voci rimborsabili previste dal testo.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]