È sleale indurre i clienti di un concorrente a rescindere il loro contratto?
Sì. La legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl) considera sleale chi incita il cliente a rescindere un contratto per stipularne uno con lui. La LCSl indica inoltre come sleale l’incitamento del consumatore che ha concluso un contratto di credito al consumo a revocarlo per stipularne uno con lui.
La legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl) stabilisce che agisce in modo sleale, segnatamente, chiunque incita il cliente a rescindere un contratto per stipularne uno con lui. La regola riguarda quindi un comportamento diretto verso il cliente già vincolato da un contratto e collega la slealtà al fatto di spingerlo alla rescissione affinché concluda un nuovo contratto con la persona che lo incita. Per verificare se la situazione rientra nella LCSl, occorre controllare se vi è un incitamento alla rescissione, se esiste un contratto del cliente e se lo scopo è la stipulazione di un contratto con chi interviene.[1]
La LCSl menziona inoltre, tra i casi di comportamento sleale, l’incitamento del consumatore che ha concluso un contratto di credito al consumo a revocare il contratto, per stipularne uno con lui. La legge elenca questi casi come esempi di condotta sleale. Nella verifica pratica conviene quindi distinguere il tipo di rapporto contrattuale coinvolto: da un lato il cliente indotto a rescindere per concludere altrove con lo stesso soggetto che lo sollecita; dall’altro il consumatore con un contratto di credito al consumo, indotto a revocarlo per stipularne uno con quel soggetto. In entrambi i casi, la LCSl qualifica il comportamento come sleale.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni successiva modifica.[1]