Sfruttare i segreti d'affari di un'altra impresa è concorrenza sleale?
Sì, in linea di principio. Il testo citato qualifica come comportamento sleale lo sfruttamento o la comunicazione a terzi di segreti di fabbrica o di affari che siano stati spiati oppure conosciuti in altro modo illecito. Per valutarlo in concreto, occorre verificare sia la natura segreta dell'informazione sia il modo in cui è stata ottenuta.
Il testo legale citato considera sleale, segnatamente, il comportamento di chi sfrutta oppure comunica ad altri segreti di fabbrica o di affari quando tali segreti sono stati spiati o sono stati conosciuti in altro modo illecito. Per un'impresa, questo significa che non conta solo l'uso diretto del segreto a proprio vantaggio: anche la sua comunicazione a terzi rientra nella fattispecie descritta. La regola riguarda espressamente sia i segreti di fabbrica sia i segreti di affari, quindi può toccare informazioni tecniche, organizzative o commerciali, purché abbiano natura di segreto nel senso del testo applicabile.[1]
La verifica pratica richiede prudenza su due punti. Primo, bisogna accertare che l'informazione invocata sia effettivamente un segreto di fabbrica o di affari. Secondo, bisogna controllare come la persona ne sia venuta a conoscenza: il testo menziona il caso in cui il segreto sia stato spiato e quello in cui sia stato appreso in altro modo illecito. Se manca questo elemento relativo all'ottenimento illecito, dal solo testo citato non si può concludere automaticamente che ogni utilizzo di informazioni altrui costituisca concorrenza sleale. Per questo, prima di agire, un'impresa dovrebbe ricostruire con precisione l'origine delle informazioni e documentare i fatti rilevanti.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, verifichi la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]