Quando le condizioni generali sono abusive in Svizzera?
In Svizzera, le condizioni generali sono considerate abusive quando il loro uso viola il principio della buona fede e crea, a danno dei consumatori, un notevole e ingiustificato squilibrio tra diritti e obblighi contrattuali. In tal caso, il loro impiego è qualificato come comportamento sleale.
Il criterio indicato nel testo legale citato non è qualsiasi clausola sfavorevole, ma l’utilizzazione di condizioni commerciali generali che cumulativamente violano il principio della buona fede e comportano a detrimento dei consumatori un notevole e ingiustificato squilibrio tra i diritti e gli obblighi contrattuali. Per un’impresa, questo significa che la verifica non dovrebbe fermarsi alla sola chiarezza formale della clausola: occorre anche chiedersi se l’assetto complessivo dei diritti e degli obblighi resti equilibrato e giustificabile verso i consumatori.[1]
La disposizione citata riguarda espressamente i consumatori. In pratica, una clausola standard può porre un problema quando sposta in modo marcato rischi, costi o limitazioni su una sola parte senza una giustificazione riconoscibile, così da alterare in misura notevole l’equilibrio contrattuale. Il testo legale qualifica tale comportamento come sleale. Come controllo prudente, un’azienda può rileggere le proprie condizioni generali chiedendosi, per ciascuna clausola standard rilevante, se il vantaggio attribuito all’impresa trovi una giustificazione e se il risultato finale non produca, per i consumatori, uno squilibrio notevole e ingiustificato contrario alla buona fede.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]