Come si valutano le scorte di magazzino nel bilancio di chiusura?
Nel bilancio di chiusura, nelle valutazioni successive, le scorte vanno contabilizzate al valore di alienazione se, tenuto conto dei costi che devono ancora essere sostenuti, alla data di chiusura tale valore è inferiore al costo di acquisto o di produzione. Sono scorte le materie prime, i prodotti in corso di fabbricazione, i prodotti finiti e le merci.
La regola citata disciplina le valutazioni successive delle scorte nel bilancio di chiusura. Il criterio indicato è prudenziale: se alla data di chiusura del bilancio il valore di alienazione risulta inferiore al costo di acquisto o di produzione, e questo confronto è fatto tenendo conto dei costi che devono ancora essere sostenuti, le scorte vanno contabilizzate al valore di alienazione. In altre parole, non si mantiene il costo di acquisto o di produzione quando il valore di alienazione, considerati anche i costi ancora necessari, è più basso alla data di chiusura del bilancio.[1]
La stessa disposizione chiarisce anche che cosa rientra nelle scorte: materie prime, prodotti in corso di fabbricazione, prodotti finiti e merci. Inoltre menziona, per le valutazioni successive, anche le prestazioni di servizi non fatturate, alle quali applica il medesimo criterio del valore di alienazione quando ricorrono le condizioni indicate. Come verifica pratica e cauta, occorre quindi identificare correttamente le voci che sono scorte secondo queste categorie e confrontare, alla data di chiusura del bilancio, il costo di acquisto o di produzione con il valore di alienazione, tenendo conto dei costi che devono ancora essere sostenuti.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]