Quando è dovuta a un dipendente la provvigione sulle vendite?
Se per determinati affari è convenuta una provvigione del lavoratore, essa è dovuta quando l’affare è stato validamente conchiuso con il terzo. Per affari con prestazioni successive o contratti d’assicurazione può essere convenuto per scritto che il diritto sorga alla esigibilità di ogni rata o a ogni prestazione; il diritto si estingue o si riduce nei casi previsti dalla legge.
Il Codice delle obbligazioni (CO) stabilisce che, se per determinati affari è convenuta una provvigione del lavoratore, essa è dovuta allorché l’affare è stato validamente conchiuso con il terzo. La regola lega quindi l’esigibilità della provvigione alla conclusione valida dell’affare con il cliente o altro terzo. Occorre verificare se la provvigione è stata effettivamente convenuta per quegli affari e se il contratto con il terzo è stato validamente concluso, perché è questo il momento al quale la legge collega il sorgere del diritto secondo la regola generale.[1]
Per gli affari eseguendi con prestazioni successive e per i contratti d’assicurazione, il CO ammette una diversa pattuizione: può essere convenuto per scritto che il diritto alla provvigione sorge alla esigibilità di ogni rata o a ogni prestazione. In questi casi va quindi controllato se esiste una convenzione scritta che collega il diritto non alla conclusione complessiva dell’affare, ma alle singole rate esigibili o alle singole prestazioni. Il CO prevede inoltre che il diritto alla provvigione si estingue quando l’affare non è eseguito dal datore di lavoro senza sua colpa oppure quando il terzo non ha adempiuto i suoi obblighi; se l’inadempienza è solo parziale, la provvigione è diminuita in proporzione.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]