Entro quale termine una società deve versare l'imposta preventiva su un dividendo?
Per un dividendo, che rientra negli altri redditi di capitali mobili, l’imposta preventiva scade 30 giorni dopo che è sorto il credito fiscale. Se l’imposta non è pagata entro questa scadenza, è dovuto un interesse di mora senza diffida, salvo i casi in cui la prestazione imponibile sia adempiuta mediante notifica secondo le disposizioni citate dalla legge.
Per un dividendo, la regola da considerare è quella prevista per gli «altri redditi di capitali mobili». La legge stabilisce che, per questi redditi, l’imposta preventiva scade «30 giorni dopo che è sorto il credito fiscale (art. 12)». In termini pratici, il termine di versamento non decorre dalla fine del mese o del trimestre, ma dal momento in cui sorge il credito fiscale secondo la disciplina richiamata dalla stessa legge.[1]
La stessa disposizione aggiunge che sugli importi d’imposta non ancora pagati alla scadenza è dovuto, «senza diffida», un interesse di mora. La legge precisa anche che non è dovuto alcun interesse di mora se le condizioni materiali per l’adempimento dell’obbligazione fiscale sono soddisfatte mediante la notifica della prestazione imponibile conformemente all’articolo 20 e alle sue disposizioni d’esecuzione, all’articolo 20a e alle sue disposizioni d’esecuzione, oppure all’accordo internazionale applicabile nel singolo caso e alle sue disposizioni d’esecuzione. Prima di agire, conviene quindi verificare se nel caso concreto si applichi il pagamento ordinario oppure una procedura di notifica ammessa dalla legge.[1]
Questa risposta riassume il testo legale citato come pubblicato su Fedlex. Prima di agire, occorre verificare la disposizione attualmente in vigore e ogni modifica successiva.[1]